
Meteo Storia - 26 anni fa la storica alluvione che sconvolse il Piemonte; ecco i dettagli dell'evento
Sono passati ben 26 anni dalla storica alluvione che tra il 13 e il 17 ottobre 2000 interessò il Piemonte ad opera del ciclone mediterraneo Josefine, con accumuli fino a 700 millimetri di pioggia.
Tra il 13 e il 16 ottobre 2000 una profonda depressione mediterranea, frenata nel suo movimento verso levante da un anticiclone di blocco presente sull'Europa orientale, causò una delle più importanti alluvioni dell'ultimo secolo sul Piemonte, scaricando fino ad oltre 400-500 millimetri di pioggia in 60 ore e con punte localmente superiori ai 700 millimetri sulle aree nord-occidentali della regione. Il Po a Torino toccò i 5,79 metri ai Murazzi con una portata stimata di 2.350 m³/s, superiore al massimo storico del 1949.

La fase più intensa della perturbazione durò circa 84 ore, dalla mattina di venerdì 13 a quella di lunedì 16, ma la configurazione di maltempo a larga scala iniziò a concretizzarsi già un paio di giorni prima, seguendo lo schema seguente:
Mercoledì 11 - Una profonda depressione, con minimo al suolo di 964 hPa sulle Isole Britanniche, spinse un primo sistema frontale verso le Alpi, con rovesci di pioggia e locali temporali sui rilievi appenninici al confine con la Liguria.
Giovedì 12 - Una massa d’aria fredda di origine polare-marittima si estese verso la Penisola iberica, determinando la rotazione del flusso dei venti in quota sul Piemonte da Sud-Sudovest, con una prima importanze avvezione di umidità: arrivano le prime deboli piogge sulla pianura piemontese, nonché i primi rovesci forti sui rilievi liguri.
Venerdì 13 - Correnti calde e umide da Sud raggiungono le Alpi e la pioggia si concentra in particolare sulle valli dell’alto Piemonte, segnatamente in Ossola. Lo zero termico sale da 2.900 a 3.400 m. A Bognanco-Pizzanco caddero fino a 339 mm in un giorno.
Sabato 14 - Dalla saccatura principale, alimentata da aria fresca in quota, si staccò e isolandosi successivamente in una circolazione chiusa in quota sul Mediterraneo occidentale. La pioggia si estende così alle valli di Lanzo, Orco e Sesia; nella notte un minimo barico secondario sul Golfo del Leone si approfondisce fino a 1002 hPa.
Domenica 15 - Piove su tutta la regione, fino all'Alto Po, al Pellice e alla Dora Riparia. Il fronte freddo determina un ulteriore incremento dell’instabilità atmosferica, con i primi colmi di piena su Dora Baltea, Orco, Stura di Lanzo e Sesia.
Lunedì 16 - Dopo il fronte freddo la pioggia si attenua, poi riprende sulle zone montane settentrionali fino al pomeriggio. Il Po raggiunge il colmo a Torino: 5,79 m ai Murazzi alle 11:30 UTC.
Il motore dell'evento, come preannunciato, fu la circolazione a scala sinottica: una profonda depressione baroclina, estesa dalle Isole Britanniche alla Penisola iberica, concomitante ad un promontorio anticiclonico di blocco sull'Europa orientale, formarono un corridoio stazionario di umide e instabili correnti provenienti dai quadranti meridionali verso il Nord-Ovest dell’Italia: la saccatura, infatti, non riusciva a spostarsi verso Est, determinando di fatto una circolazione di blocco sull’area mediterraneo-alpina, con il clou dell'avvezione umida sul Nord-Ovest italiano.
Le aree più colpite del Piemonte si concentrarono tra Ossola, Valli di Lanzo e Canavese, con un picco di 798 millimetri a Locana - Fraz. Rosone (TO) rilevati presso la stazione meteorologica in gestione dall’ex azienda energetica metropolitana di Torino - oggi Iren Energia - dato che rappresenta ancora oggi il record pluviometrico in un intervallo temporale di 72 ore per le Alpi occidentali. Secondo i dati della rete Arpa Piemonte, l’altro picco precipitativo a livello regionale venne misurato a Bognanco-Pizzanco (VB), con 747 millimetri di pioggia. In particolare, proprio a Bognanco, caddero fino a 108.8 mm in 3 ore, 167.6 in 6 e 397.4 in 24, con tempi di ritorno stimati in oltre 200 anni a tutte le durate. Anche Varzo-San Domenico, Piamprato e Ala di Stura si superarono i 200 mm in 12 ore.




Il limite neve si mantenne mediamente attorno ai 3.000 m di quota, superiore rispetto ai 2.700 dell’evento alluvionale del 1993 e i 2.000 del 1994: quasi tutta l'acqua arrivò infatti liquida anche in alta quota. Solo a fine evento, durante il passaggio del fronte freddo, si registrò un calo dello zero termico che trasformò la pioggia in neve fino a 1.900 m.
A Torino il Po raggiunse una portata stimata di 2.350 m³/s, contro i 2.230 del 1949: per ARPA la piena più importante dopo quella del 1839. Sulla Stura di Lanzo il livello superò il massimo del 1947; sull'Orco la portata superò quella del 1993. Il Lago Maggiore salì di 3,56 m in pochi giorni fino a 7,94 m, superando il massimo del 1993 (7,61 m).
Corso d'acqua, sezione | Colmo (m³/s) | Tempo di ritorno (anni) | Note |
|---|---|---|---|
Po a Isola Sant'Antonio | 10.500 | 200 | livello 9,31 m |
Po a Crescentino | 8.150 | oltre 200 | livello 6,45 m |
Sesia a Palestro | 4.000 | 50 | affidabilità bassa |
Dora Baltea a Tavagnasco | 3.100 | oltre 200 | strumento in avaria, stima da tracce di piena |
Tanaro a Montecastello | 3.000 | 10 | molto sotto il 1994 |
Toce a Candoglia | 2.600 | 90 | livello 9,16 m |
Po a Torino, Murazzi | 2.350 | 90 | livello 5,79 m |
Stura di Lanzo a Lanzo | 2.000 | oltre 200 | strumento asportato, stima |
Orco a Cuorgnè | 1.650 | 80 | alveo occupato per intero a monte dell'abitato |
Il rapporto di ARPA Piemonte mise in evidenza che la configurazione a scala sinottica risultò simile in tutti e tre gli eventi alluvionali del 1993, 1994 e 2000, caratterizzata da una profonda saccatura atlantica sull'Europa occidentale e da un promontorio anticiclonico sui Balcani o sull'Europa orientale, che frenò lo spostamento verso levante del sistema perturbato, determinandone una sua quasi stazionarietà. Il tutto in presenza di temperature superficiali del mediterraneo più elevate della media e uno zero termico posizionato a quote alte, con precipitazioni nevose ben superiore ai 2.000-2.500 metri lungo l'arco alpino piemontese.
Evento | Minimo sul Mediterraneo | Pioggia a Bognanco (mm) | Limite della neve (m) |
|---|---|---|---|
Ottobre 2000 | dalla Tunisia al Golfo del Leone | 740 | 3.000 |
Settembre 1993 | sul Golfo del Leone | 425 | 2.700 |
Novembre 1994 | nessun minimo importante | 255 | 2.000 |
Tra gli eventi alluvionali si registrò, tuttavia, una differenza legata all’areale interessato dal clou dei fenomeni: nel 1994 le piogge si concentrarono sul Piemonte meridionale, con Tanaro e Bormida protagonisti di episodi alluvionali talora estremi e con le precipitazioni temporalesche - di origine prefrontale - che ebbero un ruolo decisivo sul fronte dei dissesti idrogeologici e sull’esondazione dei reticolo idrografici. Nel 2000 dominò invece il sollevamento orografico a ridosso dei rilievi alpini, in seno ad avvezioni di umidità e calore sotto le correnti di Scirocco, con un’impressionante stazionarietà del sistema frontale per quasi quattro giorni consecutivi.



A differenza dei precedenti eventi alluvionali, nell’episodio dell’ottobre 2000 furono gli accumuli pluviometrici estremi a determinare le maggiori criticità idrogeologiche, come accadde per esempio sul versante sinistro della Valle Anzasca presso Ceppo Morelli. Il danno maggiore venne inoltre dai corsi d'acqua. Molti attraversamenti furono abbattuti e in diversi casi le piene occuparono l'intera sezione tra i fianchi vallivi, come sull'Orco a monte di Cuorgnè. Gli alvei erano spesso ristretti da cause naturali o antropiche, già emerse nel 1993 e nel 1994. I nubifragi sul reticolo idrografico secondario produssero forte trasporto solido verso le aste principali, aggravando così le piene. In Valle d'Aosta, invece, le colate detritiche furono letali con 6 vittime a Pollein e 7 a Fenis.

Secondo il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, in tutto il Nord-Ovest si contarono 37 tra morti e diversi dispersi, di cui 18 in Valle d'Aosta, 5 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Trentino-Alto Adige e 10 nel Canton Ticino. Gli evacuati furono oltre 40.000, almeno 3.000 le persone rimaste temporaneamente senza lavoro, i danni stimati oltre 2.500 milioni di euro.
A Donnas la Dora Baltea inondò gran parte del fondovalle, a Ivrea una parte della città. A Torino il Po arrivò a pochi centimetri dal superare gli argini.
I bacini idrografici meridionali furono interessati in misura minore rispetto a quelli dell’alto Piemonte, dunque soprattutto per Cuneese, Astigiano e Alessandrino l’evento del 2000 non è stato assolutamente paragonabile a quanto accaduto nel 1994, quando Tanaro e Bormida furono i protagonisti: la stazione più piovosa, Briga Alta-Piaggia, registrò 284 mm.
Il Tanaro a Garessio ebbe un colmo di circa 370 m³/s, con tempo di ritorno sotto i 10 anni. A Montecastello transitarono circa 3.000 m³/s, contro i 4.400-4.800 del 1994 a seconda delle stime del rapporto.
Maggiori dati e dettagli dell’evento sul rapporto pubblicato da Arpa Piemonte disponibile sul seguente link:
https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-09/rapporto_ottobre_00.pdf

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