
Clima, l’allarme dell’ONU: il mondo supera la soglia di 1,5 °C, ma c’è ancora una possibilità per invertire la rotta
Il nuovo rapporto delle Nazioni Unite avverte che gli attuali impegni dei governi non siano sufficienti: servono tagli drastici delle emissione dei gas serra per limitare il riscaldamento oltre 1,5 °C

Il tempo a disposizione per contenere il riscaldamento globale si riduce, mentre le politiche climatiche attualmente adottate dai governi restano insufficienti rispetto agli obiettivi internazionali. È il messaggio centrale dell’ultimo Emissions Gap Report 2026 del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), intitolato The Point of Return, che fotografa la distanza tra le misure attualmente previste e quelle necessarie per contrastare il cambiamento climatico.
Secondo il rapporto, il mondo si avvia a superare la soglia di 1,5 °C di riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale, obiettivo centrale dell’Accordo di Parigi del 2015. Il superamento, tuttavia, non significa che ogni possibilità di contenere gli effetti del cambiamento climatico sia ormai perduta: riduzioni delle emissioni particolarmente rapide e consistenti potrebbero limitare l'entità e la durata di questo sconfinamento, consentendo di tornare sotto la soglia entro la fine del secolo.
Il rapporto evidenzia quanto sia ancora ampio il divario tra le politiche climatiche in vigore e gli obiettivi internazionali. Se le misure attuali dovessero proseguire senza ulteriori rafforzamenti, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere circa 2,8 °C entro la fine del secolo, con conseguenze molto più pesanti rispetto a uno scenario in cui l'aumento delle temperature fosse contenuto. Anche nell'ipotesi in cui tutti gli impegni climatici nazionali attualmente presentati venissero rispettati, il riscaldamento previsto si attesterebbe intorno a 2,6 °C. Un risultato ancora lontano dall'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C, proseguendo gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.

La differenza di pochi decimi di grado può apparire limitata, ma sul piano climatico comporta un aumento dei rischi e dell'intensità di numerosi fenomeni estremi, dalle ondate di calore alle precipitazioni intense, fino agli incendi e agli impatti sugli ecosistemi. Per contenere il più possibile il superamento della soglia di 1,5 °C e riportare successivamente il riscaldamento entro tale limite, l'UNEP indica una traiettoria di riduzione particolarmente impegnativa.
Rispetto ai livelli del 2025, le emissioni globali di gas serra dovrebbero diminuire:
−18% entro il 2030
Una prima riduzione molto rapida delle emissioni globali.
−45% entro il 2035
Un taglio molto più profondo rispetto ai livelli del 2025.
−69% entro il 2040
Una riduzione necessaria per avvicinarsi allo scenario di contenimento più ambizioso.
Riduzioni rispetto alle emissioni del 2025, secondo lo scenario di minimo superamento della soglia delineato dall'UNEP.
Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, che richiederebbero una trasformazione profonda dei sistemi energetici, industriali e dei trasporti, accompagnata da una progressiva riduzione dell'utilizzo dei combustibili fossili. Il rapporto non si limita a evidenziare i rischi, ma sottolinea anche che esistono strumenti concreti per ridurre le emissioni. Negli ultimi anni, infatti, le energie rinnovabili hanno registrato una forte espansione e alcune politiche climatiche hanno già prodotto riduzioni misurabili in diversi contesti.
Tra le priorità indicate figurano il potenziamento della capacità di produzione da fonti rinnovabili, il miglioramento dell'efficienza energetica, la riduzione delle emissioni di metano e degli altri gas serra diversi dalla CO₂ e l'arresto della deforestazione. L'obiettivo è accelerare interventi già disponibili, evitando che il ritardo accumulato renda sempre più difficile contenere il riscaldamento globale.

Dal punto di vista meteorologico, ogni ulteriore incremento della temperatura media globale contribuisce a modificare il sistema climatico e ad aumentare il rischio di numerosi eventi estremi. Un'atmosfera più calda può contenere maggiori quantità di vapore acqueo, favorendo precipitazioni più intense quando le condizioni meteorologiche ne consentono la condensazione. Allo stesso tempo, l'aumento delle temperature accresce la probabilità e l'intensità delle ondate di calore e, in molte aree, può aggravare la siccità e le condizioni favorevoli agli incendi. Questo non significa che ogni singolo episodio di maltempo sia direttamente causato dal cambiamento climatico. Per attribuire un evento specifico al riscaldamento globale occorrono analisi scientifiche dedicate. È però consolidata la relazione tra l'aumento della temperatura globale e l'incremento dei rischi associati a diversi fenomeni estremi. Anche l'Europa e il bacino del Mediterraneo rappresentano aree particolarmente importanti da monitorare, considerando l'esposizione alle ondate di calore, alle precipitazioni intense e ai periodi di scarsità idrica.

Il messaggio dell'ONU è quindi doppio: da una parte, gli attuali impegni non bastano a evitare il superamento della soglia di 1,5 °C; dall'altra, un intervento rapido e coordinato può ancora ridurre sensibilmente i rischi futuri. Il rapporto invita infatti i governi a rafforzare le politiche di riduzione delle emissioni e a trasformare gli obiettivi climatici in misure concrete, accelerando la transizione energetica e migliorando l'efficienza dei sistemi produttivi. La sfida non riguarda soltanto il raggiungimento di un determinato valore di temperatura, ma anche la durata del superamento e le conseguenze che questo avrà sugli ecosistemi, sulle risorse idriche, sull'agricoltura e sulla sicurezza delle popolazioni.
Il superamento di 1,5 °C non rappresenta una condanna inevitabile a uno scenario senza ritorno. Significa, però, che ogni ulteriore ritardo nelle riduzioni delle emissioni rischia di rendere più difficile e costoso contenere il riscaldamento globale. La possibilità di limitare i danni rimane aperta, ma richiede interventi molto più rapidi e incisivi rispetto a quelli previsti oggi.
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