
In Piemonte si torna a parlare di siccità: ecco la situazione a livello regionale all'inizio di luglio
Dai dati pubblicati da Arpa Piemonte si evince una condizione di siccità severa in diverse aree della regione, ancor più dopo un trimestre aprile-giugno molto asciutto e con temperature elevate.
La persistente ondata di calore di origine subtropicale che si protrae ormai dalla metà del mese di giugno, è attesa in nuovo rinforzo nei prossimi giorni quando potrà raggiungere il suo picco tra mercoledì 8 e giovedì 9 luglio, con le temperature che sulla pianura piemontese supereranno agevolmente la soglia dei 35 °C portandosi localmente anche verso i 37-39 °C, valori fino a 7-8 °C sopra le medie tipiche del periodo, insieme ad uno zero termico superiore ai 4.500 metri di quota.
L'anticiclone presente con i suoi massimi tra la Francia e la Penisola iberica (dove peraltro saranno nuovamente possibili picchi di temperatura massima ben al di sopra dei 40 °C in pianura), proteggerà per un lungo periodo tutto il bacino del Mediterraneo e il Nord-Ovest dell'Italia dal passaggio delle perturbazioni atlantiche, con il flusso umido occidentale che scorrerà quindi soltanto alle alte latitudini europee. Sul Piemonte, salvo qualche temporale di calore in area alpina in locale sconfinamento ai settori pedemontani adiacenti verso il fine settimana, non sono attese precipitazioni significative almeno per i prossimi 10-15 giorni.

Tenderà, dunque, a peggiorare ulteriormente la situazione idrica su tutto il territorio regionale nei prossimi 7-10 giorni, già complessivamente deficitaria dopo un ultimo trimestre aprile-giugno 2026 ben poco piovoso e soprattutto con un giugno molto caldo che ha fatto anche registrare un -36% di precipitazioni, ma con deficit pluviometrici anche superiori sui settori alpini e pedemontani della regione.
Come comunicato da Arpa Piemonte, a inizio luglio 2026 le criticità sulle portate dei corsi d'acqua e sulle risorse idriche superficiali disponibili iniziano ad essere allarmanti, con l'indice sintetico di siccità che evidenzia condizioni di siccità moderata nel Nord-Est della regione e nel bacino della Dora Baltea, nonché condizioni di siccità severa nel Sud-Ovest regione, situazione che non si verificava con tale intensità dal febbraio 2022.

Gli indici SPI (anomalia di pioggia standardizzata) e SPEI (anomalia di pioggia ed evapotraspirazione standardizzata) a 1 e 3 mesi evidenziano condizioni di siccità diffuse su tutta la regione, mentre alle scale temporali più lunghe a 6 e 12 mesi, prevalgono ancora condizioni di normalità o siccità lieve. Le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili al 30 giugno, considerando neve, invasi e Lago Maggiore, ammontano a circa 681 milioni di metri cubi, con uno scarto pari al -31% rispetto alla media del periodo.

I deficit maggiori si registrano nel Piemonte settentrionale (-42%) e in quello occidentale (-38%), aree che hanno mediamente ricevuto meno precipitazioni nel corso del periodo invernale, risultato abbondantemente piovoso (e nevoso in quota) soltanto sul Cuneese. L’equivalente di acqua in neve (Snow Water Equivalent - SWE) a livello regionale risulta inferiore alla media del periodo di circa il -17%, ma con risorsa nivale ormai nulla o fortemente ridotta in diversi bacini meridionali e occidentali, a causa delle ondate di calore che hanno già interessato le alte quote del periodo pasquale, nell'ultima decade di maggio e con maggiore veemenza e persistenza nella seconda metà di giugno.

Attualmente iniziano ad esserci i primi segnali preoccupanti circa la situazione di siccità presente da alcuni mesi a livello regionale, in particolar modo sulle portate fluviali che presentano dinamiche similari allo storico evento siccitoso che caratterizzò soprattutto il 2022. Ma a livello di precipitazioni - quantomeno negli indici relativi al medio-lungo termine (6/12 mesi precedenti) - non si identificano ancora criticità estreme come accaduto tra la fine del 2021, per tutto il 2022 e per i primi mesi del 2023. La siccità in corso, seppur già localmente severa, risulta accentuata a causa del forte deficit pluviometrico dell'ultimo trimestre, unito ad un'importante anomalia positiva della temperatura, combinazione che ha già determinato la quasi totale fusione del manto nevoso del semestre freddo anche alle quote più alte del nostro comparto alpino.
Situazione purtroppo destinata a peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane, dove si prevede ancora una lunga fase di tempo stabile, con poche precipitazioni (associate perlopiù a temporali di calore sparsi specie su medio-alte valli alpine) e temperature decisamente oltre le medie del periodo a tutte le quote.
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