Dal Politecnico di Torino nasce FLOSEV, la nuova scala per misurare la severità delle alluvioni; i dettagli
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Dal Politecnico di Torino nasce FLOSEV, la nuova scala per misurare la severità delle alluvioni; i dettagli

Non solo pioggia e portate dei fiumi: la classificazione valuta gli effetti sul territorio attraverso vittime, danni e numero di Comuni coinvolti, permettendo di confrontare anche gli eventi passati.

Redazione Meteo in Piemonte
3 min di lettura
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Il nome FLOSEV deriva da FLOods + SEVerity ed è una scala di misura d'intensità e severità degli eventi meteorologici alluvionali sviluppata da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino e in particolare dai Alessandro Giacalone, Anna D’Andrilli, Paola Mazzoglio e Pierluigi Claps e pubblicata nel 2026 sulla rivista Natural Hazards.

La scala prevede 5 livelli di severità, dal più contenuto al più grave, ed è stata ad oggi applicata a oltre un secolo di eventi italiani, grazie ai dati presenti all'interno del database AVI - Aree Vulnerate Italiane, che comprende infatti oltre un secolo di alluvioni avvenute nel Paese. I risultati ottenuti hanno assegnato il massimo livello soltanto a due catastrofi: a quella del Vajont del 1963 e all’alluvione di Salerno e della Costiera Amalfitana del 1954. Per assegnare un livello, l'evento deve soddisfare almeno due dei tre criteri previsti per quella classe. Di fatto, pur applicando criteri specificamente costruiti per le alluvioni, la scala FLOSEV è stata concepita sul modello di scale basate sugli effetti al suolo, come la Mercalli per i terremoti, la Fujita per i tornado e la TORRO per la grandine. La differenza fondamentale è che non utilizza dati misurati strumentalmente: questi dati possono descrivere molto bene l'intensità fisica dell'evento, ma non necessariamente la sua effettiva capacità distruttiva. La stessa quantità di pioggia, infatti, può produrre conseguenze molto diverse a seconda del territorio, della popolazione esposta, delle infrastrutture e delle opere di protezione presenti.

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Dunque, a differenza di una classificazione basata esclusivamente su pioggia cumulata, altezza idrometrica o portata dei fiumi, FLOSEV misura infatti quanto un'alluvione sia stata effettivamente grave considerando tre indicatori:

  • numero di vittime

  • danni a edifici, beni e infrastrutture

  • numero di Comuni/località interessati

Il terzo parametro risulta essere particolarmente interessante: nel database storico utilizzato per costruire la scala, i danni non sono sempre disponibili in termini economici. Vengono quindi utilizzati indicatori di distruzione degli asset, classificati sulla base delle informazioni disponibili. Questo rende possibile applicare la scala anche a eventi avvenuti molti decenni fa.

La scala comprende cinque livelli, da FLOSEV 1 a FLOSEV 5. La classificazione è stata calibrata analizzando 6.292 eventi alluvionali avvenuti in Italia tra il 1900 e il 2002, ricavati dal database AVI. I ricercatori hanno utilizzato un approccio statistico basato sui percentili per stabilire le soglie.

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Un elemento fondamentale è la cosiddetta regola “2 su 3”: per assegnare un'alluvione ai livelli 2, 3 o 4, devono essere superate almeno due delle tre soglie relative a vittime, Comuni interessati e danni. In questo modo un evento non viene classificato come estremamente severo soltanto perché presenta un valore eccezionale in uno dei tre parametri. Il livello 5 rappresenta invece la categoria più estrema: è assegnato automaticamente quando si raggiungono almeno 150 vittime, indipendentemente dagli altri indicatori.

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La scala è stata costruita con una progressione quasi logaritmica: aumentando il livello, gli eventi diventano rapidamente più rari. Nel campione storico analizzato, la maggior parte degli episodi appartiene al livello 1 mentre, come già detto in precedenza, soltanto due eventi hanno raggiunto il livello 5, Vajont - 1963 e l'alluvione di Salerno e della Costiera Amalfitana - 1954.

Lo studio è nato nell’ambito dell’Early Research Honors School del Politecnico di Torino. Il programma coinvolge studenti meritevoli nelle attività di ricerca fin dai primi anni del percorso universitario. Il lavoro di Alessandro Giacalone, Anna D’Andrilli, Paola Mazzoglio e Pierluigi Claps propone così non soltanto un nuovo strumento per classificare le alluvioni, ma un metodo per rendere confrontabile nel tempo la loro severità. Una classificazione comune può consentire di leggere con gli stessi criteri le conseguenze di una catastrofe documentata dalle cronache di molti decenni fa e quelle di un’alluvione contemporanea.

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